La sorgente del male

III Domenica di Quaresima - Anno C

Dio vuole che tutti siano salvati.

Riferiscono a Gesù due fatti di cronaca: la strage ordinata da Pilato, e diciotto persone uccise dal crollo di una torre. Lo scopo di questo dialogo è discutere se la morte, e tutto ciò che la richiama e la anticipa (malattie, incidenti, disgrazie, guerre…), è decisa da Dio per punire coloro che non gli obbediscono e non lo rispettano. L’argomento era allora - come oggi - di grande attualità. Come erano – e come sono oggi – le posizioni?
Nei testi del Vecchio Testamento, iniziando dal Pentateuco e a seguire nei libri storici, nei profeti, e nei salmi, la risposta prevalente è: «Se non obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, se non cercherai di eseguire tutti i suoi comandi e tutte le sue leggi che oggi io ti prescrivo… sarai maledetto nella città e maledetto nella campagna…» (Dt 28,15-16). Le eccezioni a questa convinzione erano poche: «Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi», recita la Sapienza, l’ultimo libro del Vecchio Testamento, quasi a cerniera con il Nuovo (1,13). Ma per arrivare al Dio che vuole la salvezza di tutti (1 Tm 2-4); al «Padre celeste misericordioso» additato come modello e traguardo (Lc 6,36) è necessario arrivare a Gesù che perdona e guarisce tutti coloro che, essendo colpiti da malattie fisiche o spirituali, in quanto puniti da Dio, avrebbe dovuto lasciare così. Le malattie, le disgrazie, la morte non sono, invece, una punizione di Dio.

L’interrogativo rimane

Il dubbio però che malattie, disgrazie, disastri, stragi, guerre… provengano da Dio resiste a ogni tentativo di spiegazione, pronto a riaffiorare nelle situazioni dolorose. Pensiamo a quelli che stanno soffrendo e morendo in Ucraina, o sotto le bombe a Gaza; o ai colpiti da incendi, alluvioni, terremoti; o ai malati senza speranza di guarigione… Pensiamo anche a Papa Francesco colpito dalla malattia proprio durante l’attesissimo Giubileo.
“Se Dio non è cattivo e vendicativo e ci vuole bene, se può tutto, perché non previene e interviene?”.
Le risposte in realtà non rispondono, perché non ci sono prove da poter toccare, vedere, verificare. C’è soltanto la fede ad assicurare che il male non viene da Dio, che al contrario si pone accanto a chi soffre, e lo sostiene. Però da “da Dio”, cioè con modi e mezzi che non ci è dato capire. Un esempio. Sicuramente Mosè avrà pensato: “Perché Dio non ha liberato gli ebrei dalla schiavitù egiziana? E perché, io che ci ho provato sono finito sui monti a pascolare le pecore di mio suocero? Perché non ha fatto e non fa niente?”. Dio era tutt’altro che indifferente: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto”. Ecco cosa fa Dio: osserva la miseria del suo popolo e ha compassione fino a mandare Gesù a sanare i lebbrosi, a dare la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la camminata agli storpi e il ritorno in vita ai morti.

La zappa e il concime

A coloro che gli avevano sottoposto il caso Gesù non ha dato una spiegazione, ma un avvertimento in stile Giovanni Battista, che sembra in contraddizione con quanto detto finora: «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Non è così. Gesù afferma che il male non viene dal di fuori, che il peccato non c’entra niente con stragi e torri che crollano. Nasce dentro, nel cuore e nella mente, dalla libertà personale, che Dio rispetta e non può oscurare o annullare.
Sul Sinai, “Io-Sono” chiama Mosè a realizzare la missione per la quale è stato salvato dalle acque e vuole il suo sì, e insiste finché non lo ottiene. Anche con noi il Signore aspetta, rispetta e sostiene il nostro sì. Consolante è la parabola del fico tutto foglie e niente frutti: «Tàglialo! Perché deve sfruttare il terreno?», dice il Padrone. Ma il vignaiolo: «Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai». L’evangelista non mette il nome ma il vignaiolo è Gesù che ci sprona e dà forza con la zappa della misericordia e il concime della grazia.


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