Rovi, spini e alberi da frutto

VIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno C

Vivere le Beatitudini è creare quaggiù spazi di cielo.

In questa domenica, che porta dritti alla Quaresima, il Vangelo proclamato è la conclusione delle Beatitudini secondo Luca, che abbiamo ascoltato e meditato nelle ultime due domeniche, riscoprendo, se ce ne fosse stato bisogno, che il messaggio evangelico è decisamente e drasticamente alternativo e contrario a quello “del mondo”, cioè quello che il nostro istinto, lasciato libero, trova normale: la vendetta, la violenza, l’odio, la chiusura nei confronti degli altri…
Nel brano di oggi Gesù tira le conclusioni, motivando perché vale la pena accettare il suo difficile e impegnativo percorso.

Per portare frutti buoni

Le Beatitudini di Gesù, soprattutto le più difficili da accettare e praticare (amate i vostri nemici - prestate senza sperarne nulla - perdonate e sarete perdonati…) non sono affermazioni da studiare e discutere, ma da vivere per produrre frutti buoni: nonviolenza, perdono, misericordia, gratuità, rispetto e sostegno ai più deboli… nella vita quotidiana. Perché impegnarsi a far crescere questi alberi per avere frutti buoni ma così faticosi?
La risposta “da catechismo” e “da predica” è: “Per andare in Paradiso!”. Non è sbagliata, se però non si va direttamente in Paradiso saltando il passaggio del presente, del qui e ora, della “pianura”. Ciò per cui vale la pena affrontare le difficoltà del bene è creare quaggiù abbozzi, lampi, assaggi, momenti provvisori di Paradiso per ottenere poi «la ricompensa grande come figli dell’Altissimo» nel cielo.

Tra rovi e spini

Rendere presenti pezzi e momenti di cielo quaggiù non è facile da credere, tanto meno da realizzare in un mondo pieno di rovi e di spine. Non si può, però, rinunciare. Ci incoraggia pensare di doversi misurare non con tutto il male che c’è nel mondo e che continuamente ci viene messo sotto gli occhi, ma con quello che cova nel “nostro piccolo mondo”, cioè il nostro cuore, i nostri pensieri, le nostre azioni, la famiglia, il lavoro, gli amici, tutti i luoghi di vita che frequentiamo.
Selva di rovi e di spini ma frutti buoni che li contrastano… Un bel panorama! È bello pensare i cristiani in positivo. Illusione? Utopia? No, perché a guardare bene, con il Signore che accompagna e dà forza, i cristiani “frutti buoni” tra spini e rovi sono più di quelli che si possono immaginare.

Attenti al fosso!

Sempre quasi a sintesi delle Beatitudini e a presupposto per decidere di praticarle e vivere, Gesù rivolge un interrogativo che contiene anche la risposta: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?”. Ovvio! Cadrebbero e si farebbero molto male. Per non finire in un fosso è necessario che uno ci veda per due, cioè con gli occhi di Gesù. Occhi più che mai necessari oggi perché le guide cieche abbondano in tutte le ore del giorno da internet, social, tivù, in maniera pervasiva e persuasiva. E i fossi sono tanti, non soltanto per bambini e ragazzi, ma per tutti, anche per gli anziani che per passare il tempo passano le ore sonnecchiando davanti ai talk show, dove i problemi (vita, morte, Chiesa, miracoli…) vengono affrontati non per capire, ma per alzare l’audience; non per discernere e approfondire, ma per convincere al “fanno tutti così”, al “se mi va”, al “che male c’è?”.

La pagliuzza e la trave

Con un altro interrogativo: «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?», seguito da un avvertimento severo: «Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello», Gesù indica la condizione di partenza e di arrivo al traguardo della fede e della vita cristiana: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». Senza un occhio benevolo, veritiero e sincero verso gli altri, niente alberi da frutto, soltanto rovi e spini.


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