La misericordia come scelta di vita

IV Domenica di Quaresima - Anno C (laetare)

Figli che non lasciano il padre, che non lo contestano, che lo imitano.

La parabola del padre misericordioso è talmente conosciuta e bella da poter diventare un quadro da ammirare o un testo da gustare, mentre è un deciso invito alla conversione, rivolto a destinatari precisi: gli scribi e i farisei; per un motivo chiaro: «mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”». Cerchiamo di accoglierla come nuova, partendo dai personaggi per recuperarla da una lettura e un’accoglienza usuale e scontata.

Il terzo figlio

I figli della parabola sembrerebbero essere due. Ma in realtà sono tre, anche se uno rimane nascosto. La sua età è difficile da definire. Potrebbe essere più giovane o più grande del primo, e anche più giovane o più grande del secondo, perciò praticamente di qualsiasi età, anche quella di ciascuno di noi.
Lui, il terzo, non ha mai chiesto al padre di andare via di casa con la «parte di patrimonio che gli spetta», perché prendere una decisione netta e coraggiosa non fa per lui. Tra il sì e il no sceglie sempre il “ni”. Si accontenta di qualche uscita, ogni tanto, dalla casa del padre senza farsi accorgere, tornando a casa di nascosto, come se non fosse successo niente. Ogni tanto gli capita di sperperare qualcosa delle sue sostanze in modo poco accorto e poco coerente. Però, mai niente di tanto grave.
Il terzo figlio non è nemmeno come il maggiore. Lui non si sente un “servo” del padre come il secondo, ma non ha con lui confidenza filiale. Non si confronta e non chiede. Quando le idee e i desideri del padre gli sembrano esagerati, sbagliati o troppo difficili fa di testa sua. Però, mai niente di grave. Non ha il coraggio di chiedere capretti o altro per fare festa con gli amici, ma si arrangia come può. Sempre, però, scappatelle.

Il giudizio

Cosa pensa il terzo figlio del ritorno a casa del fratello giovane? Secondo lui, il padre non avrebbe dovuto esagerare con tutti quei baci e abbracci. Il ragazzo l’aveva fatta grossa, e in qualche modo avrebbe dovuto pagarla, anche per evitare che la grande festa per il suo ritorno lo incoraggiasse ad andarsene un’altra volta.
Cosa ne pensa il terzo figlio di quello che non vuole entrare in casa? Non è d’accordo nemmeno con lui. Poteva fingere di essere contento, in modo da utilizzare la vicenda a suo favore, rinfacciando al padre il vitello grasso ammazzato per il fratello spendaccione.

Il dubbio

Ma questo terzo figlio che non ha mai abbandonato la casa del padre, e non ha mai contestato apertamente il suo comportamento, esiste davvero? Sì, eccome! Siamo noi quando abbandoniamo il Padre senza capirne l’amore, e quando vogliamo contestarne la misericordia. E per quale motivo Gesù respinge le contestazioni degli scribi e dei farisei? Con la sua parabola, quale figlio propone come esempio? Né l’uno né l’altro, ma il padre.

Il padre

Con i criteri umani il padre può sembrare un debole e anche uno che non se la prende troppo se un figlio se ne va per i fatti suoi. Invece con i criteri del Vangelo è il modello della nostra fede e il traguardo della nostra vita: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36). Ciò che egli fa è straordinario, eppure nel suo comportamento non c’è niente che non possiamo imitare. Rispetta la libera scelta del figlio giovane; lo lascia andare con «la parte di patrimonio che gli spetta» (la sua vita, la sua libertà); lo aspetta da dove può vederlo da lontano, appena dovesse comparire; lo abbraccia, interrompe la richiesta di perdono, gli ridà con l’anello il suo ruolo di figlio ed erede, e va a chiamare il figlio maggiore che non vuole entrare. Tutti gesti che nel nostro piccolo possiamo compiere per imitare e ottenere la sua misericordia.


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